Ein Kölsch bitte - parte1
Arrivo all’aeroporto di Venezia con il giusto anticipo rispetto all’orario
di imbarco per poter fare le cose senza troppa fretta.
Starò via due notti e
uno zaino che passi come bagaglio a mano è più che sufficiente per sfoggiare
oltreconfine tutti i miei outfit. Una manciata di minuti bastano per passare i
controlli e per gettare uno sguardo di pena per chi si affanna con bagagli
degni di traslochi nelle lunghe code che serpeggiano davanti ai banchi di check-in
(sempre sia lodato il check-in online).
I monitor annunciano un filotto di ritardi variabili tra i 40 ed i 60
minuti su vari voli in partenza e sì, tocca anche il mio, ergo decido di farmi spennare
per un panino ed una bottiglietta d’acqua e guadagno un posto vista monitor
dove attendere il mio volo Eurowings.
Dopo un volo tranquillo, dall'aeroporto di Colonia/Bonn con 4 fermate di treno S19
sono alla stazione centrale di Colonia (HauptBahnhof, abbreviato in loco con Hbf) e in pochi
minuti a piedi raggiungo l’hotel.
Non passa molto tempo che mi ritrovo a camminare in giro per le strade del centro. E' il tardo pomeriggio di sabato e c'è un po' di viavai di gente, ma niente a che vedere con la calca cui sono abituato ad altre città, soprattutto italiane. In fondo Colonia non è piccola, fa più di un milione di abitanti, però nel quartiere centrale denominato Altstadt (la città vecchia, o meglio, ciò che resta dopo i bombardamenti della II GM) hanno creato una bella ed ampia zona pedonale che comprende grossomodo la zona che va dal Duomo (attaccato alla Hbf) a scendere fino alla Deutzer Brücke e dalla riva del Reno ad andare a sinistra fino a Neumarkt.
Poco dopo aver passato la maestosa facciata del Duomo mi ritrovo in Unter Taschenmacher a sedermi ad
un tavolino esterno di Sion, solo perchè il bancone dentro è ahimè tutto occupato, e a
pronunciare la fatidica frase al cameriere (Köbes):
Ein Kölsch bitte!
Ecco che arriva la mia prima Stange, il bicchiere da 20cl tipico per il
servizio di Kölsch. Limpida, di un dorato brillante, con due dita di schiuma
bianca. Il naso è gentile e appena accennato sulle note di miele e di fiori. In
bocca scivola veloce lasciando un'evidente traccia mielata e un finale con una punta di amaro erbaceo di una
certa persistenza. Solo che il formato da 20cl è davvero bastardo, come fai a
fermarti alla prima?
Noch ein Kölsch bitte!
Stavolta però, considerato il freschino, mi ordino anche una zuppetta
di patate (Kartoffelsuppe) per scaldarmi, che arriva guarnita con dadini di pancetta,
l’immancabile prezzemolo e pane di segale.
Al tavolo accanto al mio c’è quella che sembra una allegra combriccola di ragazzi sulla trentina che nel tempo che resto
lì fanno in tempo a completare il quarto giro. Uno di loro ha il sottobicchiere fitto
fitto di stanghette tracciate a penna dal Köbes che ti sta servendo: al momento
del conto, al Köbes basterà contare le stanghette per dirti quanto devi pagare.
Quando mi alzo per andare via, metto la testa dentro per osservare dietro il bancone la spillatura
della Kölsch. Dalla botte, in due tempi, con movimenti rapidi e ormai rodati da
chissà quanti passaggi di Stange.
Proseguo la camminata mentre cala il sole e incombe l'ora blu. Non occorre fare chissà quanta strada per approdare al secondo posto che mi ero segnato, perchè appena girato l'angolo di Mühlengasse ecco che troneggia la scritta Peters sulla facciata di un edificio.
Il posto è decisamente affollato, tanto che mi mettono in attesa ad un tavolino all'ingresso (ahimè senza allungarmi una Stange) e dopo qualche minuto mi chiedono se possono mettermi con altre quattro persone. Certo che sì! Mi ritrovo così seduto con una coppia di turisti americani dell'Illinois che sono venuti a trovare una coppia tedesca conosciuta durante una vacanza. Nasce così un tavolo italo-crucco-yankee, dove si parlottano vari idiomi, si ride, si scherza e dove non può la parola ci si adegua alla gestualità trasversalmente comprensibile ai popoli di ogni latitudine.
Arriva la mia Stange, naso di erbe di campo e miele, ingresso maltato leggero e con una corsa dal profilo emozionale abbastanza piatto. Mi pare un pelino meno amara di quella di Sion, però sembra più secca e va giù molto velocemente.
Noch ein Kölsch bitte!
E stavolta ci aggiungo una porzione di Halve Hahn, che altro non è che una fetta di formaggio Gouda con un po' di cipolla rossa a fette (dolce, non assassina) e un pane di segale. Finisco e lascio i miei compagni di tavolo affannarsi dietro un giro di stinchi che sembra averli messi un po' in difficoltà, non prima di aver rimediato il contatto dell'americano per eventuali futuri tour oltreoceano ed una terza Stange offerta dall'americano. Che faccio, rifiuto? Pare brutto...
Guadagno l'esterno del locale e mi immergo nell'aria fresca della sera e nel bellissimo silenzio della zona pedonale, intervallato qua e là da qualche parlottio di sottofondo dei vari gruppetti che si spostano da un locale all'altro. Mi piace molto l'atmosfera che si respira nel centro di questa città, ti invoglia a prenderti il tuo tempo per camminare e per goderti il qui e ora, senza fretta. Vago senza una meta precisa verso la riva del Reno facendo un ampio anello e passando vicino al municipio (Rathaus), per poi ritornare inevitabilmente nelle viuzze dietro al Duomo.
All'angolo di Am Hof scorgo in lontananza l'insegna rossa di Früh e prima di ritornare verso l'hotel mi concedo una terza sosta, anche questa volta all'aperto.
Qui il Köbes mi anticipa e arriva col tipico vassoio portaStange e mi chiede:
Möchten Sie ein Kölsch?... Ja gern, danke!
Detto fatto e appena seduto mi ritrovo già ad allungare la mano verso una Kölsch di un bel dorato brillante, dal naso che mi ricorda un misto fra paglia e una mela poco matura, poi in bocca ingresso maltato non esagerato ed un bel finale secco erbaceo. Uh come va giù, è già finita!
Basta un mezzo sopracciglio alzato in direzione di un sempre attento Köbes che annuisce ed arriva subito con la seconda Stange, alla quale aggiungo una Gulaschsuppe che si rivelerà buona ma non memorabile.
Osservo al tavolo di fronte un gruppone di indiani, alcuni con i tipici coloratissimi indumenti, altri invece vestiti all'occidentale. Mi incanto a sentirli parlare e ancora di più a vedere l'oratore di fronte a me che mentre racconta qualcosa di evidentemente molto divertente, visto che gli altri ridono, oscilla il capo da una parte all'altra con un moto quasi ipnotico. Parlano, ridono e intanto bevono Kölsch ed io non faccio in tempo a finire la mia seconda che, silenzioso come un felino, sopraggiunge il Köbes che mi allunga la terza Stange e certifica l'avvenuta consegna con un rapido tratto a matita sul mio sottobicchiere.
La birra è talmente scorrevole che non ho dubbi che potrei star qui fino alla chiusura del locale a far tracciare segni a matita a ripetizione, ma per l'indomani ho in programma una gita fuoriporta e vorrei svegliarmi prestino. Così, appena finita la terza Stange mi affretto a coprirla con il sottobicchiere, che equivale a dire... grazie ma per il momento stop.
(continua…)















Bel racconto zio!!...aspetto con interesse il resoconto della seconda giornata!!!
RispondiEliminaFatto! A breve anche la terza ed ultima...
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