Ein Kölsch bitte - parte3
Lunedì.
L’inizio di
una settimana lavorativa per molti, il termine di un lungo we birrario per il
sottoscritto.
Tatticamente
il volo di ritorno è stato scelto verso sera e quindi, zaino in spalla, si va a
zonzo per la città a provare ad allungare la lista di luoghi visitati.
Decido di
partire dal più lontano che ho sulla lista, ovvero Hellers in Roonstrasse.
Per arrivarci potrei usufruire della capillare rete di trasporti urbani di
Colonia, ma ho voglia di perdermi nelle viuzze e così inizia la camminata. Colonia
si gira bene a piedi, le strade sono mediamente ben pulite e il rumore di fondo
della vita cittadina è gradevolmente poco aggressivo, almeno rispetto agli
standard cui sono abituato. Incrocio gente che si muove a piedi, in bicicletta,
con il monopattino elettrico e anche un paio di nostalgici dello skateboard.
Dopo un
transito veloce dalla Chiesa di Santa Cecilia e quella di San Maurizio, approdo
in Roonstrasse, dove ha sede una
sinagoga e poco più in là l'insegna di Hellers.
Peccato che mi
sono totalmente scordato di verificare l’orario di apertura (tardo pomeriggio!)
e mi ritrovo così ad osservare sconsolato una cassa di bottiglie attraverso una
polverosa vetrina.
Non resta che
rimettersi in marcia per la seconda tappa, Malzmühle.
Lo raggiungo che è ormai tarda mattinata
ma… sono arrivato troppo presto ed è ancora chiuso!
Porcaccia
zozza, oltre ad avere ormai una discreta sete avrei anche bisogno di fare una
certa sosta ai box. Niente, proseguo a camminare e a non pensarci. Ritorno
verso Heumarkt, dove trovo altri
locali che si stanno lentamente mettendo in moto per aprire da lì a mezz’ora,
ma il mio bisogno si fa urgenza e mi fiondo dentro la porta di un locale
finalmente aperto ed operativo. Si tratta di Löwenbräu, lo so non c’entra una
beata fava con le Kölsch
ma tant’è, intanto che ordino una birra mi catapulto alla toilette e ne riesco
poco dopo con il sorriso del vincitore.
Il boccale che
mi hanno portato è innocuo, va giù senza emozionare, ma è il luogo in sé che è
particolare. Alle pareti sono appesi talmente tanti poster, targhe, quadri che
sembra di essere in un piccolo museo. Faccio due parole con il Köbes (turco) e mi trattengo il tempo
necessario per vedere l’orologio che decreta il raggiungimento dell’agognato
orario di apertura del primo posto che volevo visitare. Alzo, pago e saluto.
Il Malzmühle mi accoglie finalmente con il
portone spalancato. Si presenta un po’ austero all’ingresso, ma con la prima Stange l’atmosfera si
riscalda subito.
Schiuma bianca
e pannosa, colore dorato, gasatura fine fine, un ingresso dolce che si
equilibra con il delicato amaro erbaceo finale. Pericolosa, da bevute seriali.
Mi faccio
tentare dal piatto del giorno, uno Schinkenbraten
che in realtà si rivelerà un po’ stoppaccioso, lo salva il sughetto di
accompagnamento e il contorno di crauti rossi dolciastro.
Molto meglio
la Kölsch comunque,
mi tocca farmi violenza per fermarmi dopo il bis.
Uscito dal
locale, a pochi passi di fronte avrei un altro paio di luoghi in lista, ma
preferisco fare prima due passi per mettere a tacere la coscienza prima di
rimettere le gambe sotto ad un tavolo. Consulto quindi il bigino che mi ero
fatto prima di partire e vedo che non troppo lontano da lì c’è Reissdorf. Mi incammino verso Grosser Griechemarkt e capisco che ho
saturno contro quando varco la soglia semiaperta del locale e mi viene detto
che apriranno da lì a un’ora perché devono sistemare qualcosa.
Ritorno sui
miei passi verso Heumarkt e decido di
farmi una Stange
all’aperto sotto i rossi ombrelloni di Pfaffen.
Ora, se non ho
capito male, Pfaffen e Päffgen sono due nomi legati da una
certa diatriba fra parenti. Hermann Päffgen
ha fondato nel 1883 l’omonimo birrificio Päffgen,
dove sono stato domenica e dove ho bevuto una delle Kölsch che mi sono piaciute di più. Qui si
sono succedute varie generazioni di birrai Päffgen.
Da Pfaffen invece, dove sono ora, prima
si serviva birra della Päffgen, poi a
partire dal 2004 il birraio Max Päffgen,
che ha studiato alla Doemens e ha poi aperto un suo birrificio, ha voluto dare la sua impronta al locale nonché alla
birra servita. Ha iniziato quindi a servire la sua birra, la Pfaffen, ma – furbo – non voleva rinunciare
al nome Päffgen sull’insegna, che
fungeva comunque da richiamo. La soluzione adottata ora è che, sotto il nome del birrificio Pfaffen, compare il nome del birraio e quindi anche il nome Päffgen.
Beghe di questa dinasty tedesca a parte,
io ho provato la Pfaffen e devo dire
che una Stange mi
è stata più che sufficiente. Zaffa di sulfureo al naso e metallico in bocca non
sono un bel biglietto da visita. Col tempo il sulfureo svanisce e il metallico
si attenua, ma l’amaricatura finale un po’ sgraziata mi fa sentenziare che, onestamente,
ho bevuto di meglio.
Pochi passi mi
separano da Sünner im Wahlfisch, locale storico con a fianco l'insegna che ritrae il Wahlfisch, ovvero la balena.
La temperatura
gradevole invoglia a star fuori e così prendo posto su uno dei tavolini
esterni.
Rapida arriva
la prima Kölsch.
Bel colore brillante, delicata al palato forse fin troppo. E’ una birra che
scorre veloce, le manca forse quel guizzo che la caratterizzi ma nel complesso
non male.
Mi faccio
tentare da una Gulaschsuppe e faccio
bingo. Densa, buona, saporita senza essere troppo speziata nè affogata nel pomodoro, una bomba! Serve
un’altra Stange per
ripulire il palato e il Köbes lo
intuisce in tempo zero.
C’è il tempo
per andare in giro ancora per un paio d’ore prima di iniziare l’avvicinamento
all’aeroporto. Smontato dallo
sgabello di Sünner mi avvio senza una meta precisa curiosando nelle viette circostanti. Girato un angolo mi ritrovo davanti due buffe statue di bronzo, che ritraggono quelli che poi scoprirò essere due personaggi molto amati dagli abitanti locali e che si rifanno alle marionette, Tünnes und
Schäl. Pare che sfregare il nasone del più in carne dei due porti fortuna e quindi mi ritrovo a palpare il lucido bronzo, hai visto mai...
Fatto il pieno di vibrazioni positive, prendo direzione est e in breve mi ritrovo sul lungoreno brulicante di gente. Tavolini affollati, gente che mangia e beve, si vedono gelati da passeggio e poi là, a lato di una strada, un baracchino dove vendono lucchetti ed incidono nomi e date su di essi. Noto una coppia che ha appena fatto l’acquisto e si sta dirigendo verso Hohenzollernbrücke, il ponte di ferro della ferrovia, e decido di seguirli.
Raggiunto
l’inizio del ponte mi è subito tutto chiaro.
Sì, anche qui
in Renania settentrionale si consuma il rituale che ha ormai preso piede un po’
ovunque: se c’è a portata una ringhiera in vista, qualsiasi coppia di
innamorati che si rispetti vorrà attaccare quel simbolo di amore imperituro,
ovvero il lucchetto. Non è dato sapere se ciò gioverà all’amore della coppia,
di sicuro gioverà alle tasche del commerciante che vende lucchetti, meno
all’amministrazione locale che dovrà periodicamente sfoltire il campionario di
trofei appesi e sgravare la struttura di tutto quel peso aggiuntivo.
Raggiungo
l’altro lato del Reno e decido di salire in cima al Triangle, un grattacielo con terrazza sommitale panoramica. 3 euro
ben spesi, il panorama che si gode da lassù è notevole. La terrazza è protetta
da una parete poligonale di vetro, sulla quale sono riportati i profili ed i
nomi degli edifici più significativi in corrispondenza della direzione dove si
traguarda.
Prima di dirigermi
verso la stazione dei treni non posso non fermarmi a visitare il Duomo, le cui
torri svettano a oltre 150 metri di altezza e la rendono una delle chiese più
alte del mondo. Questa imponente cattedrale gotica è riuscita in qualche modo a
resistere anche ai bombardamenti della IIGM. Entrando mi colpisce
immediatamente lo sviluppo in altezza e la fantasia di meravigliose vetrate policrome.
Volendo, all’uscita
dal Duomo ci sarebbe il tempo di inanellare l’ultima sosta da Gaffel lì vicino, uno dei produttori
principali di Kölsch
e forse anche la più commerciale (la sua birra si trova un po’ ovunque in
città), ma decido che sono a posto così
e che questo primo tour può essere dichiarato concluso.
Quando sono sulla via del
ritorno è ora di tracciare un bilancio di questo weekend XL.
Esperienza
molto positiva, sia dal punto di vista di “studio” degli stili birrari Kölsch e Alt che da quello prettamente turistico.
Colonia e Düsseldorf sono facili da raggiungere e da girare a piedi o con i
mezzi. L’essersi documentato prima di partire sui locali da visitare e sulla
loro dislocazione ha sicuramente semplificato le cose, anche se non mi ha
evitato qualche toppata soprattutto per quanto riguarda gli orari.
Sono
riuscito a visitare 7 locali a Colonia e 5 a Düsseldorf, e in generale ho
bevuto molto bene.
Sul mio
personale (e opinabile) podio, a Colonia metterei senz'altro Päffgen,
Malzmühle e poi Früh, mentre la maglia
nera la riserverei a Pfaffen.
Per quanto
riguarda le Alt invece è più semplice
indicare prima quella che mi è piaciuta di meno, ovvero Frankenheim. Le altre mi hanno regalato tutte splendide bevute, ognuno nella sua declinazione di Alt, e
fatico non poco a ordinarle in un ipotetico podio.
Forse servirà un'altra visita per chiarirmi le idee... A quando la prossima?
Prosit!
Forse servirà un'altra visita per chiarirmi le idee... A quando la prossima?
Prosit!
























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