Ein Kölsch bitte - parte2



È l’alba di un nuovo giorno e oggi ho in mente di visitare la vicina Düsseldorf, patria dello stile birrario Altbier o più semplicemente Alt. Mi sposterò ovviamente in treno, mezzo pratico e che consiglio per i tragitti da un centro città all’altro.



Durante il viaggio osservo le facce stanche di qualcuno che deve aver dormito meno bene di me. Io non mi posso lamentare. Si sa che l’albergo vicino alla stazione porta in dote, oltre alla indubbia praticità della posizione strategica, un corredo di rumori urbani non indifferente. Se non fossi stato forgiato nel caos di Milano per qualche lustro, probabilmente non sarebbero bastati i doppi vetri per farmi dormire bene. Invece mi sono svegliato ben riposato ed è merito anche dei cuscini tedeschi, che appena ci appoggi la testa si smaterializzano al centro per ricomparire in veste di due barriere antirumore ai lati delle orecchie. Scomodi ma pratici.
Appena uscito dalla Hbf di Düsseldorf mi metto in moto per raggiungere subito la mia prima meta. 



Tanto il fondo nello stomaco c’è già, frutto della ricca colazione che mi ha accolto stamattina in albergo: dietro a due rassicuranti caraffe di caffè e latte, facevano bella mostra di se un tagliere di formaggi erborinati, salmone affumicato, un’alzata multipiano con non meno di una dozzina di salumi di porco declinato nelle forme più disparate, uova, pancetta, olive verdi e nere speziate (di ottima qualità), peperoncini tondi ripieni, spremute, panini multicolori incastonati di ogni seme immaginabile, marmellatine, mieli, biscotti e brioche. A voler essere pignolo mancava qualche torta nel reparto dolce, ma ho abbondantemente stemperato la delusione col salato.

Prima tappa, Oststrasse, eccomi sotto l’insegna di Schumacher.




Ein Alt bitte! (stava per scapparmi la parola Kölsch...)

Carini i tavolini fuori, mi fermo lì e dopo pochi istanti sono intento ad osservare in controluce la mia prima Alt autoctona. Bellissimo color rame brillante, due dita di schiuma d’ordinanza e una capienza della Stange leggermente maggiore rispetto a quella della cugina di Colonia, 25cl al posto di 20. Naso e bocca di caramello, con qualche accenno di frutta a guscio (nocciola) e altra frutta in sottofondo. Il corpo non è esile, ma la birra corre via. Al termine del sorso c’è ad attenderti un provvidenziale intervallo di amaro molto equilibrato, che ti fa apprezzare la persistenza del retrogusto e ti fa scalpitare per il sorso successivo. Esemplare la modesta carbonazione che accompagna con discrezione la bevuta.




Un ottimo inizio, sto per fare il bis ma mi incuriosisce la 1838er e decido di provarla. Si tratta di una declinazione più luppolata della canonica Alt, colore leggermente più scuro e meno brillante, grana della schiuma più piccola, ma la vera differenza sta nel naso prima e al palato poi. Esplosione di arancia candita che va a braccetto con il ricco corredo caramellato. Resto stupito in positivo, una bevuta appagante anche se la gasatura qui è più marcata.



Prima di incamminarmi verso il secondo posto, butto un occhio all’interno del locale. Vengo proiettato in una tana foderata di legni levigati dall’uso e dal tempo, di scritte e quadri evocativi di tempi andati, di giochi di luce e di ombre che fanno l’atmosfera di un locale.





Il fatto del sentirsi a proprio agio appena entrati a bere in uno di questi posti è il tema ricorrente di tutti i posti visitati finora. Si tratta di qualcosa di intangibile ma nettamente avvertibile, sei a tuo agio prima ancora di avere chiesto la prima Stange. C'è una parola tedesca che rende molto bene l'idea ed è la seguente:




Devo fare qualche deviazione per raggiungere il cuore del quartiere Altstadt, a causa di una gara podistica cittadina che implica la transennatura di varie strade. Passo per il Ponte Girardet, sulla destra una fontana di tritoni e sulla sinistra un bel viale alberato, la Königsallee




Mentre mi avvicino alla meta incappo in una curiosa installazione artistica, due sculture in bronzo poste in Mittelstrasse che non possono non catturare l’attenzione.




Arrivo quindi all’angolo tra Rheinstrasse e Berger Strasse ed ecco qua l’ingresso della Brauerei zum Uerige. Appena varcata la soglia colpisce il bancone in rame e una bella atmosfera. Mi siedo accanto ad una tavolone occupato da un roccolo di arzille nonnine dai capelli grigio-bianco-azzurrati, la più giovane delle quali deve avere l’età dei datteri. Insieme superano abbondantemente il millennio. Ognuna con la sua Stange davanti, cicalecciano allegre e ancora una volta mi viene in mente la parola gemütlich



Arriva la mia di Stange di un bel ramato scuro, bicchiere nudo senza serigrafie ed un poco zozzo visto la quantità di bollicine aggrappate a metà bicchiere. Però col primo sorso passa subito tutto, avverto una tostatura ed una nocciola più marcata rispetto alla Alt bevuta prima ed una punta di liquirizia che fa capolino.




Anche qui il corpo non è acquoso ma la Stange si svuota straordinariamente in fretta tanta è la sua facilità di beva. Tocca fare il bis, stavolta con un Mettbrötchen mit Zwiebel (mezzo paninetto con macinato di carne e cipolla bianca dolce) che non stona affatto.

Per raggiungere il bagno (a pagamento, offerta libera) si passa davanti all’ingresso della sala cottura e attraverso qualche stanza con arredi d’effetto.






A pochi passi c’è Bolkerstrasse e la Brauerei zum Schlüssel, dove decido di accompagnare la prima Stange con il piatto del giorno, una sberla di Rinderbratwurst (mezzo metro di würstel con contorno di cavoli viola e patate arrosto). 





Il piatto è gustoso, la birra è scorrevole, le tostature sono presenti ma equilibrate e la chiusa di amaro è molto leggera. Mi concedo volentieri la seconda Stange mentre osservo sullo sfondo  l’impianto a vista dietro le vetrate e sorso dopo sorso mi accorgo di una piacevole presenza fruttata (frutta a bacca rossa?) che però non riesco ad identificare, ho troppi sapori in bocca che mi distraggono. Alt comunque molto interessante.




La mattinata ormai volge al termine e posso già tracciare un primo bilancio delle prime tre bevute. Per prima cosa devo ammettere che pensavo che le Alt fossero più “stufose”, che dopo le prime due mi sarei trovato sovrasaturo di caramello in bocca. Invece, complici sapienti e misurate luppolature, le birre finiscono in fretta e chiamano a gran voce la successiva.

Guadagno Kurze Strasse e mi trovo davanti la prima amara sorpresa, la Brauerei Kürzer è chiusa.
Pace, sarà per un'altra volta.




Vediamo come va con la prossima. Sono in Ratinger Strasse, seduto all’aperto della Brauerei im Füchschen. Ho cercato posto all’interno ma invano, peccato mi sarebbe piaciuto un sacco stare accanto al Lügentich (tavolo delle bugie): che sia il tavolo riservato ai politici? Poco male, fuori si sta comunque bene, guadagno un posto sotto la tenda al riparo della pioggia intermittente.



Arriva la mia prima Stange e la luce esterna mi permette di apprezzare in tutta il suo splendore il bel ramato sormontato da una tenace schiuma avorio. Corpo esile, meravigliosamente secca e con una chiusura amara piacevolmente persistente. Impensabile non chiedere subito il bis.




Prima di guadagnare nuovamente la Hbf per ritornare a Colonia, mi concedo quattro passi per un parco cittadino. La città è tendenzialmente molto pulita e anche il parco lo è, a parte qualche bottiglia - soprattutto di superalcolici - abbandonata qua e là in mezzo ai cespugli.

Nella via del ritorno faccio una piccola deviazione per bermi l'ultima Alt da Frankenheim.



A lato dell'ingresso principale c'è l'accesso al Biergarten, simpaticamente decorato con un murales e dei culi di barili adibiti a tavolini. 





Raggiungo l'interno e la magia un po' svanisce: si tratta di un locale che non mi trasmette le stesse piacevoli sensazioni provate negli altri. Accanto ad alcuni pezzi di attrezzature birrarie del passato, con una storia da raccontare, si trovano soluzioni moderne al limite del kitsch. 





La loro Alt riflette l'arredamento, la trovo un po' slegata e poco aggraziata (c'è anche del metallico), incredibile a dirsi ma prima o poi doveva succedere...faccio fatica a finirla e non mi sogno minimamente di bissare! Meno male che i bagni del locale sono belli valà, almeno quelli.




Una volta raggiunta la Hbf scopro che Flixbus ha attivato anche un servizio Flixtrain con tariffe ovviamente molto competitive. Così mi faccio il viaggio di ritorno a bordo di un convoglio con corridoio laterale e scompartimenti chiusi dalla porta a vetri che non vedevo da almeno vent'anni, ma per poco più di tre euro va più che bene!




Mentre percorro le poche decine di km separano una città dall’altra, rifletto sulle differenze tra i due stili autoctoni che caratterizzano queste due città affacciate sul Reno. Dorate le Kölsch, con profili giocati su delicate note di miele, crosta di pane e fiori bianchi ed equilibrate da luppolature erbacee mai chiassose e roboanti, più ambrate invece le Alt, con l’ago della bilancia olfattiva e gustativa nettamente più sbilanciata a favore del profilo maltato, con qualche digressione sulla frutta a guscio (nocciole su tutte) e un tappeto di caramello che funge da filo conduttore per tutta la bevuta, al cui termine possiamo trovare il contributo della luppolatura ad equilibrare la corsa. Entrambe leggere, di una beva estremamente facile e con prezzi (in loco) abbordabilissimi: al tavolo una Stange di Kölsch viaggia sotto i due euro e quella di Alt poco più. Se poi andate andate a prendervi un fustino da 5 litri direttamente in birrificio...



Per le Kölsch esiste un disciplinare ben preciso di produzione che arriva a delineare la zona di produzione e ne tutela anche il nome al di fuori dei confini cittadini e nazionali, tanto che i birrifici al di fuori di Colonia che utilizzano in etichetta la dicitura Kölsch per una loro reinterpretazione dello stile sarebbero passibili di sanzioni per uso improprio di una denominazione protetta.

Una doccia al rientro in albergo mi lava via la stanchezza della giornata e mi prepara al tour serale in quel di Colonia. Tour che poi si riduce alla visita ad un unico posto, visto che il primo, Schreckenskammer, è chiuso, mannaggia.


E allora punto dritto verso Friesenstrasse, dove mi aspetta la rassicurante insegna di Päffgen.



Appena varcato l'ingresso vengo accolto dagli "attrezzi del mestiere", ovvero un paio di botti in posizione e due tipici vassoi portaStange.




Il locale si presenta datato ma molto accogliente, ritrovo la piacevole sensazione di essere in un posto gemütlich. Locale non pieno, ci sono due Köbes che gironzolano discreti per i tavoli, macinano tanta strada per star dietro alla sete dei clienti e noto che alla fine di ogni giro non disdegnano farsi una Stange.

Arriva la mia prima Stange e mi è subito chiaro il gran viavai dei Köbes. Il tempo di leggere il menu e sono già alla seconda. 



Miele e un bel bouquet di prato fiorito, delicata, scorrevole, secca.
Mentre mi sazio con un'ottima Altdeutsch Schnitzel con funghi e crauti bianchi, osservo il siparietto che si consuma un paio di tavoli più in là con un turista presumibilmente americano che aveva ordinato da mangiare per un reggimento. Peccato che era da solo. Ed ecco quindi che ora si fa portare delle vaschette in alluminio per portare via i nove decimi che aveva avanzato, mentre a me arriva in dono la terza Stange.




Che, non mi spiego come, finisce troppo presto. Ma il Köbes sa fin troppo bene come alleviare le pene del cliente ed è subito pronto ad arrivare con una quarta Stange che gronda schiuma appena spillata.




Mamma mia, che buona!
La serata termina con una quinta stanghetta sul sottobicchiere e qualche chiacchiera con il vicino di tavolo, che si mostra piacevolmente stupito che un Italiener possa fare un viaggio dall'Italia per bere della "semplice" Kölsch (ho notato però un pizzico di orgoglio teutonico brillare nel fondo nei suoi occhi).



(continua…)







Commenti

  1. Insomma ti sei prosciugato 14/15 bicchieri ai soli fini scientifici...complimenti per lo sforzo e per il fegato, io alla quarta probabilmente mi cappottavo in una panca del parco cittadino...:-)

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    1. Con questi tipi di birre è dura cappottarsi, anche se ne bevi tanta. Se poi gli spostamenti cittadini li fai camminando, come me, allora vai tranquillo che con i km che macini smaltisci tutto e anzi, arrivi ad ogni nuovo posto con una certa sete!

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